la decadenza

Il crollo del prezzo dei metalli dette vita a un nuovo periodo di crisi per la miniera di Rosas. Sono gli anni (dal 1908 al 1911) in cui il sito passò nuovamente di mano. Un periodo di grave difficoltà acuito dall’esplosione della Prima guerra mondiale che, con l’aumento dei costi energetici, carenze di combustibili e, soprattutto, con la manodopera maschile tutta impegnata sul fronte bellico, costrinse la direzione ad utilizzare bambini, donne e carcerati per assicurare il processo produttivo. Una situazione che, nel 1918, portò alla chiusura della miniera e alla sua cessione alla Società miniere di Domusnovas poi diventata Società anonima miniere Rosas. La miniera riaprì alla fine della Seconda guerra mondiale con appena 29 operai. Rilevata dall’Ammi (Azienda minerali metallici italiani, ente sorto nel periodo autarchico del regime fascista) rimase in attività, seppure solo grazie a finanziamenti pubblici della Regione Sardegna, sino agli anni ’70. Un lunga agonia che terminò con l’avvio del vicino polo industriale di Portovesme  che assorbì tutti i minatori di Rosas, lasciando il sito in abbandono e decretandone la definitiva chiusura avvenuta nel 1980.

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